28/07/2006

L'invasione del Libano

Lo stato di Israele continua i suoi attacchi indiscriminati nei confronti del Libano. Questa reazione sproporzionata, avviata prendendo come pretesto il rapimento di due dei suoi soldati (mentre Israele ha incarcerato anche donne e bambini), finora ha causato circa 600 vittime tra i civili. Il ministro della giustizia israeliano Haim Ramon ha affermato che il vertice di Roma ha dato l'ok ad Israele, dichiarazione subito respinta dall'Unione Europea, ma resta il fatto che, dopo il veto americano, la pace sembra ancora lontana. Bush dimostra il suo tacito consenso all'offensiva militare di Israele, e mentre si dichiara "turbato" dalle immagini delle distruzioni in Libano, dice no ad una <<pace ingannevole>> che non affronti le cause del conflitto, riferendosi con questo agli Hezbollah e sostienendo il "diritto" di Israele a "difendersi". Si deve però riconoscere l'animo gentile e ricco di umanità del Presidente del mondo, il quale rivela di aver chiesto al governo israeliano di <<avere grande cautela nell'uso della forza>>! Dopo i bombardamenti alla città di Beirut, civili e turisti hanno cercato di fuggire come potevano dalla città verso il confine con la Siria attraverso l'unica via rimasta, e cioè l'autostrada Beirut-Damasco, dato che le vie aeree e marittime della città erano state bloccate, ma purtroppo i cannoni israeliani hanno preso di mira anche l'autostrada. Lo Stato del Libano rimane dunque isolato, e il popolo arabo può solo inveire contro questa nuova prepotenza perpetrata dagli occidentali. Le reazioni annunciate da al Qaeda non si sono ancora viste e noi non possiamo far altro che assistere con amarezza alle ingiustizie subite dai nostri Fratelli.

14/05/2006

Traffico di minori: uno scandalo di nome Panaf

Di Paolo Fusi - tratto dal mensile "Valori", nr. 38 aprile 2006


Avete un bimbo un po' fastidioso e pochi soldi per blandirlo a colpi di cioccolate e suonerie per telefonini?


Vendetelo in Nigeria e rifatevi una vita. Tutto perfettamente legale. E non crediate di essere dei mostri. Se volete eccedere c'è anche la possibilità di mandare il piccolo rompiscatole in vacanza in Mozambico, dove ve lo squartano, ne vendono i pezzi di ricambio e vi pagano la vostra percentuale su una banca di vostro piacimento. Esentasse. Già vi vedo con gli occhi increduli: ma che dice sto scemo?


Se non mi credete telefonate allo 001-770-4399809. Risponde il Panaf Nite Club di Doraville, in Georgia (Stati Uniti). L'addetto allo smistamento si chiama Ugo Onyemaobi, ed è uno che non scherza, abituato a scelte impopolari. E' lui, novello Salomone, a decidere sulla sorte dei pargoli: chi è carino, a prescindere dal sesso, viene affidato ad intermediari per pedofili russi ed arabi. Chi è bruttino, a prescindere dal sesso, è destinato alle guerre d'Africa, alle miniere di diamanti o alla schiavitù in Arabia Saudita. Il Panaf è collegato con una potente organizzazione di nigeriani e liberiani che prospera nelle città di Doraville, Marietta, Stone Mountain e Peachtree City - bei nomi pieni di dolcezza in una terra diretta col pugno di titanio da estremisti cattolici di tutte le razze, divisi in sette apocalittiche da far rabbrividire un mujaheddin. 
Le ditte che si occupano della "trasposizione della massa lavoratrice" si trovano soprattutto in Africa: in Nigeria e Liberia, ma anche in Senegal, in Guinea, in Ghana, in Sierra Leone, in Libia. A coordinarle ci sono due gentiluomini d'altri tempi: Eugene Opara (proprietario del Panaf, referente dello stato federato nigeriano di Imo per gli Stati Uniti d'America e segretario particolare dell'ex dittatore liberiano Charles G. Taylor) e Foday Saybana Sankoh, generalissimo del RUF (Revolutionary Unity Front, un'esercito mercenario che difende i comuni interessi libici, americani e russi nei campi di diamanti disseminati tra la Sierra Leone e la Liberia ), che abita in una suite all'Hotel Deux Fevrier a Lomè, la capitale del Togo. Potete vendere i vostri scavezzacolli senza preoccupazioni legali. Se volete eccedere in prudenza, dopo averli consegnati, potete denunciarne la scomparsa all'assicurazione ed alla polizia. 
Dato che l'Unione Europea non ha ancora reso obbligatori i chips elettronici iniettati nel collo (ci sono, li fanno una società legata alla famiglia Bin Laden ed una società tedesca fondata dal regime nazista nel 1933), nessuno potrà mai rintracciare il minore. Se sopravvive, avrà imparato una severa lezione sulla vita, le buone maniere, molta disciplina, ed avrà un mestiere sicuro per il futuro.


Se ci sono società italiane che aiutano? Capisco, certo, non siete molto familiari con le lingue straniere... Non è il caso di farne una malattia. A prescindere dal fatto che molti impiegati libici parlano fluentemente l'italiano, c'è una societuccia somala che appoggerebbe l'organizzazione di questi soggiorni di studio per bimbi che rompono. La gestisce a Mogadiscio un cugino di Said Omar Mugne - un vecchio amico di Bettino Craxi, da lui e dai suoi incaricato di portare la pace (a cannonate) e la prosperità (seppellendo materiali radioattivi nelle campagne somale) dell'ex colonia italiana. Non per altro, ma non vorremmo che Berlusconi o chi per lui ci accusino di non aver tenuto conto come si deve, nel pubblicizzare un mercato che cresce, il Made in Italy. Chiedetelo al suo amico Beretta (leggi articolo), che secondo la procura della Repubblica di Brescia rifornirebbe (involontariamente) Al Qaeda in Iraq con le pistole dismesse dai servizi segreti italiani.

Fonte: www.disinformazione.it

08/04/2006

Campi di concentramento in USA

Perché l'Halliburton sta costruendo campi di internamento?
Di Sheila Musaji - 16/03/2006 - tratto da: www.altmuslim.com
Visto su www.comedonchisciotte.org


No se ne sta parlando molto, ma sono stati fatti i primi passi per sviluppare una rete di centri di detenzione negli Stati Uniti.

Il 24 gennaio è stato annunciato che il Dipartimento per la sicurezza nazionale ha aggiudicato alla KBR, un'affiliata della Halliburton un contratto da 385 milioni di dollari per costruire centri di detenzione negli USA. Questi centri potrebbero essere utilizzati per gli immigrati, per assistenza in caso di disastri o vagamente "... per supportare il rapido sviluppo di nuovi programmi".

Nel settembre del 2002, John Ashcroft aveva addirittura parlato di internamento di cittadini statunitensi che venivano considerati "combattenti nemici", e Peter Kirsanow della Commissione USA per i diritti civili ha detto che "prevede uno scenario nel quale l'opinione pubblica potrebbe richiedere campi di internamento per arabi statunitensi, se i terroristi arabi dovessero attaccare nuovamente questo paese". Se in futuro ci sarà un attacco terroristico negli Stati Uniti "e i terroristi provengono dallo stesso gruppo etnico che ha attaccato il World Trade Center, potete dimenticarvi i diritti civili".
"Quasi sicuramente questi sono i preparativi per una maxiretata di mediorientali, musulmani e forse dissidenti dopo il prossimo 11/9" afferma Daniel Ellsberg, un ex analista militare che nel 1971 ha reso pubblici i Pentagon Papers, resoconto delle attività in Vietnam dell'esercito USA. "Lo hanno già fatto su scala ridotta con le detenzioni a ‘registro speciale' di uomini immigrati dai paesi musulmani e con Guantanamo".
Si comincia a vedere questa notizia riportata da numerose fonti, ma continua a non venire riportata dalle prime pagine dei giornali, nonostante non siano solo musulmani e arabi ad essere preoccupati e a chiedersi quale emergenza potrebbe richiedere centri di detenzione. E cosa sono questi misteriosi "nuovi programmi"? Credo che tutti gli statunitensi dovrebbero essere molto preoccupati. Potrebbero arrivare prima da "qualcun altro", ma questa è la direzione che ha preso il nostro paese, chi sa dove andrà a finire.


Sheila Musaji è redattrice di The American Muslim.


Fonte: http://www.altmuslim.com/
Link: http://www.altmuslim.com/perm .php?id=1665_0_25_0_C 
Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da OLIMPIA BERTOLDINI